Ahi serva Italia, di dolore ostello, Queste poche righe le dedico a Irene, perché Irene è amica mia e so che mi capisce, quando le dico che siamo l’ultimo paese in Europa a vietare un qualsivoglia riconoscimento legale alle unioni tra persone dello stesso sesso, mentre leggi ad hoc ci sono anche in Canada, Israele e Sud Africa. Irene è amica mia, perché abbiamo la stessa sensibilità politica e civile e a lei si accappona la pelle come a me, quando sente che, mentre gli altri stati fanno leggi per dare diritti e tutelare i cittadini, in Italia si fa una commissione di studio sulla legge sull’aborto, seguendo la limpidissima logica, che, non importa che abbiamo il tasso di aborti più basso d’Europa, che il tasso continua a scendere da quando la legge è stata approvata, che non ci sono praticamente più aborti clandestini, se le donne continuano comunque ad abortire e in Italia nascono sempre meno bambini, la colpa è della legge n°194. Irene ed io siamo amiche, perché condividiamo le stesse indignazioni e la stesso senso di rabbiosa impotenza, quando guardiamo le forze dell’ordine sgombrare a forza di manganellate gli abitanti della Val Di Susa, che si oppongono ai lavori per l’alta velocità e un ministro della Repubblica dichiarare che il dissenso di chi vive in quella valle non conta niente e i lavori si faranno e basta. Io e la mia amica siamo italiane e, come molti altri italiani, anche se non tutti, proviamo un profondo senso di umiliazione, quando il governo degli Stati Uniti D’America dichiara che i nostri servizi segreti, quindi il nostro governo, hanno consentito che militari americani rapissero ed espatriassero a forza un uomo residente a Milano, perché sospetto di avere legami col terrorismo internazionale. Solo una cosa Irene non può capire: il grande sentimento di speranza, che sento nel cuore, quando guardo lei e le altre persone come lei, che ancora mi fanno credere che un’Italia migliore di questa è possibile e che, dalla rabbia e dall’indignazione, nasce il senso di rivolta e la volontà e la volontà di cambiare le cose.
nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello.
Dante, Purgatorio, Canto VI